ITALO MARIO SACCO (1949-1959)

Nato a Torino il 5 marzo 1886 da una famiglia della piccola borghesia, dopo aver frequentato le scuole primarie e secondarie cittadine, si avviò agli studi di legge che tosto interruppe per dedicarsi all’attività di organizzatore sindacale. Li riprese più tardi presso l’Università di Padova, dove nel 1915 conseguì la laurea in giurisprudenza, discutendo, in dissenso con il prof. Alfredo Rocco, la tesi Per una magistratura del lavoro. Partecipò al primo congresso nazionale del sindacato ferrovieri cattolici, tenutosi a Firenze nel 1910, ed ebbe la nomina a consiglie- re delegato e direttore del foglio «Il Direttissimo». Nel febbraio 1912 a Torino prese parte alla fondazione del settimanale «Il Vaglio». Sotto la sua direzione il periodico condusse una vivace campagna polemica contro i metodi giolittiani di governo, il «parlamentarismo», la politica anti-operaia della classe dirigente, il clerico-moderatismo, il nazionalismo e le ambizioni colonialistiche ed imperia- listiche che avevano portato all’impresa libica. Per un articolo antitripolino nel 1912 il Sacco subì la condanna ad una pena pecuniaria. Venuto a cessare il set- timanale, l’anno successivo passò a dirigere la «Settimana Sociale», organo cen- trale dell’Azione Cattolica. Nel frattempo venne pure nominato segretario della Lega del Lavoro di Monza e direttore del periodico «Il Cittadino». In questo periodo ebbe, inoltre, a svolgere le funzioni di segretario dell’Unione popolare.

Richiamato alle armi allo scoppio del conflitto mondiale, vi partecipò come semplice soldato, pervenendo in seguito a ricoprire il grado di capitano del Ge- nio in servizio di S.M., presso il comando interalleato di Macedonia. Al suo ri- entro nella vita civile, fu inviato come consigliere del governo italiano alla prima Conferenza internazionale del lavoro, indetta a Washington nell’ottobre 1919.

Ritornato in Italia, aderì con qualche riserva iniziale al Partito popolare di Sturzo e nell’agosto 1920 diede vita con Attilio Piccioni e altri al periodico «Pen- siero popolare». Al congresso nazionale di Venezia fu incaricato di redigere l’or- dine del giorno sugli orientamenti del partito in politica estera.

Trasferitosi a Fossano per ragioni familiari e professionali, si impegnò in attività di organizzazione sindacale dei contadini. Fu pure segretario della sezio- ne locale del Partito popolare e fondò il settimanale «Il Popolare» (1921-1925). Nelle elezioni del 1924 sostenne la candidatura del rappresentante della sinistra popolare cuneese, Felice Bertolino. L’anno successivo sciolse di propria iniziativa la sezione fossanese del Partito popolare e trasformò il periodico in organo di informazione e di discussione dei problemi cittadini con il titolo «Popolo fossa- nese», imprimendovi un indirizzo meno polemico verso il regime.

Ritiratosi dalla vita pubblica, si dedicò al lavoro professionale e alle opere in seno all’Azione Cattolica, di cui veniva nominato presidente diocesano, incarico da cui era costretto a dimettersi nel 1931 per effetto degli accordi intervenuti sul piano nazionale tra la Santa Sede ed il regime fascista, per cui erano esclusi dagli incarichi direttivi gli ex-appartenenti al Partito popolare. Appassionato di studi storici, nel 1928 pubblicò il saggio su Fossano al tempo del duca Emanuele Filiberto, che venne inserito nel secondo volume miscellaneo Lo stato sabaudo al tempo del duca Emanuele Filiberto, pubblicato dalla Biblioteca della Società

Storica Subalpina per il IV centenario della nascita del duca. Nel gennaio 1929, insieme con Luigi Burgo e Attilio Bonino, partecipò alla fondazione della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici nella provincia di Cuneo, di cui ebbe la nomina a segretario e tesoriere. Proseguendo le ricerche nell’ambito della storia fossanese, curò studi sulla «Cronaca» di Pietro Barroto e sui resoconti del «clavarius» del principe di Savoia Acaia (1936).

Ma l’esperienza maturata nel mondo del lavoro e la sua formazione cultura- le lo portavano ad esplorare altri campi di ricerca. Dopo il saggio su Professioni, arti e commercio nelle costituzioni di Carlo Emanuele I per il Piemonte e per il porto di Nizza (1930), pubblicato nel volume miscellaneo su Carlo Emanuele I, dava alle stampe l’edizione critica degli Statuti di Savigliano, già preannunciata nel Congresso storico subalpino del 1930 e realizzata nel 1933. Era certamente questo il settore di studi a lui più congeniale, come dimostrano gli scritti succes- sivi comparsi sul «Bollettino» della Società: Note sugli Statuti dei Comuni e sugli ordinamenti delle Arti e Mestieri nella provincia di Cuneo (1935), Introduzione allo studio degli Statuti del Monteregale (1937), Contributo alla biografia di G. C. Ancina (1938), «Ordo Cereorum» e gruppi artigiani in Torino, nel secolo XV (1940), Lineamenti del Monte di Pietà in Fossano (1941), Note sugli Statuti dei Comuni della provincia di Cuneo (1942) e Note sui «cerea» di Torino e sui «domi- celli» (1951). Nel frattempo affidava pure alle stampe il Saggio storicobiografico sul benese Giovanni Botero (1935), nonché il volume su Fossano nel settecen- tesimo anno della costituzione del comune 1236 -1936, da lui stesso curato, ed il contributo su Pietro Bonato e le sue «Memorie» inedite, che vedeva la luce nella raccolta di Fonti di storia fossanese (1936). Due anni dopo collaborava con Cavallari Murat ad una Introduzione storica alla rassegna «Torino e l’autarchia», preposta al volume Autonomia, indipendenza politica, potenza della nazione. La storia lo dimostra (1938).

Durante la Resistenza molto alto fu il contributo della sua famiglia al movi- mento di liberazione: ebbe tre figli partigiani, di cui due già condannati a morte; una figlia subì i rigori delle carceri nazi-fasciste ed un’altra prestò un’opera pre- ziosa di staffetta.

Il secondo dopoguerra vide il Sacco impegnato nell’agone politico che lo portò alla elezione a senatore nella lista della Democrazia Cristiana per il colle- gio Mondovi-Fossano. Ricostituitasi la Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici, ne fu presidente sino a pochi mesi dalla morte. Nella sua attività di studioso estese il suo interesse a vicende e personaggi della storia recente, come dimostrano gli appunti biografici su Felice Merlo, inseriti negli Atti del XXVII Congresso dell’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano (8 marzo 1948) e il volume La provincia di Cuneo dal 1800 ad oggi. Parte prima: qual era sotto il dominio francese (1956), che avrebbe dovuto far parte di un più vasto disegno di ricerche riguardanti la stessa provincia. Per altro, l’opera di maggiore impegno fu certamente la Storia del sindacalismo che, pubblicata una prima volta nel 1942 e rielaborata in altra edizione del 1947, gli valse nel 1956 l’incarico di Diritto del Lavoro alla Sapienza di Roma.

Da ultimo, a comprovare la varietà e complessità degli interessi culturali che animarono la sua personalità, una particolare menzione meritano le ricerche e gli studi da lui condotti su artisti fossanesi e i saggi pubblicati al riguardo nel «Bol- lettino» della Società: La «matricola» dell’arte dei pittori milanesi ed il «Bergogno- ne» (Ambrogio da Fossano) (1937), Cenni su alcuni pittori fossanesi (1938), Nota bio-bibliografica: Giovanni Vacchetta (1941), Una tavola del Bergognone a Fossano (1953), Notizie di Giovenale Boetto, fossanese, con un elenco delle sue opere ed alcune note (1957), Breve postilla alle «Notizie su Giovenale Boetto» (1958).

Morì a Fossano il 29 giugno 1959.